Ci sono chieste risposte possibili a domande sempre più pressanti

Ago 07, 14 Ci sono chieste risposte possibili a domande sempre più pressanti

Testo e video del mio intervento del 6 agosto 2014 alla Camera dei Deputati a nome del Gruppo del Partito Democratico sul Decreto Competitività.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo,
oggi approviamo un capitolo del programma del Governo e dell’opera di ammodernamento del Paese.
Ascoltando gli interventi dei colleghi dell’opposizione, mi sarei aspettato sollecitazioni a fare ancora di più, e più velocemente, invece di una polemica ad uso televisivo. Non ci è chiesto, infatti, soltanto di rappresentare la rabbia diffusa che osserviamo nel Paese: ci sono chieste soprattutto risposte possibili a domande sempre più pressanti. È urgente risolvere le contraddizioni che rallentano la crescita della nostra economia e concretizzare il cambiamento necessario per rafforzare le nostre istituzioni, oggi ancora in misura maggiore.
Abbiamo iniziato con il «decreto Irpef», tra i pochi provvedimenti di sostegno alla domanda degli ultimi anni; poi, il piano scuole; poi, il «decreto Poletti»; poi, il decreto sulla cultura, il decreto sulla pubblica amministrazione, pur con i limiti delle coperture di bilancio. Possiamo metterli nell’ordine che vogliamo: questi decreti esprimono l’idea di Paese che abbiamo in mente. E in questa idea, c’è la volontà di sbloccare il Paese, i suoi cantieri, la sua burocrazia e la determinazione a ridurre i costi che cittadini e imprese devono sostenere.
Discutere del «decreto competitività» nel merito è semplice, perché è chiaro il principio che lega i diversi settori interessati: semplificare gli adempimenti relativi alle attività agricole; snellire le norme che regolano le attività di bonifica ambientale; promuovere l’efficientamento energetico nei luoghi dedicati all’istruzione pubblica; contenere i costi che determinano le tariffe elettriche, cercando di riallineare le norme che regolano gli incentivi al fotovoltaico e proponendo alternative di ulteriore sviluppo economico.
Vale la pena ricordare gli incentivi all’assunzione in agricoltura di giovani tra i 18 e i 35 anni, per i quali è istituito un fondo con dotazione pari a 9 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018. Riteniamo, infatti, importante sostenere, in tutto il territorio nazionale, le imprese agricole a partecipazione giovanile, per favorire il ricambio generazionale anche in agricoltura e sostenerne lo sviluppo attraverso migliori condizioni per l’accesso al credito e la promozione di mutui agevolati per gli investimenti a un tasso pari allo zero.
Si ravvisa, dunque, anche nel provvedimento in questione, l’indirizzo verso la promozione dell’imprenditoria giovanile che abbiamo già visto nel recente «decreto cultura». E cultura è senza dubbio quella che dobbiamo far crescere nel rispetto dell’ambiente, lavorando per ridurre i consumi energetici e, dunque, l’impatto delle nostre attività su ciò che ci circonda. Minori consumi energetici, minore necessità di approvvigionamento, minore sfruttamento e minori emissioni in atmosfera. Per tacere di minori costi indiretti a carico della socialità. E questo a partire dal settore pubblico che, nella nostra ottica, deve costantemente essere punto di avanguardia nelle pratiche quotidiane.
A questo è mirato il fondo di 350 milioni di euro per concedere finanziamenti a tasso agevolato a soggetti pubblici e realizzare interventi di incremento dell’efficienza energetica di edifici scolastici, asili nido, edifici universitari. Dunque, per promuovere politiche di riqualificazione edilizia, piuttosto che di nuova edificazione. Sono interventi che rientrano nelle pratiche volte ad attuare il Protocollo di Kyoto e, nel nostro Paese, di queste pratiche si è discusso lungamente, ma raramente abbiamo concretizzato misure economiche che ne determinassero un effettivo sostegno.
Il capitolo delle bonifiche si arricchisce di un ulteriore indirizzo relativo ai beni contenenti amianto, per i quali è definita una dotazione finanziaria aggiuntiva, destinata al finanziamento di interventi di messa in sicurezza del territorio e della bonifica dei siti inquinati.
Si affrontano, inoltre, temi apparentemente minori, ma che impattano sulla vita quotidiana di famiglia e aziende, quali lo smaltimento delle piccole quantità di materiale agricolo, oppure le sanzioni per ridurre la commercializzazione di sacchi per l’asporto di merci non conformi alle normative, cioè per la limitazione dell’impatto delle plastiche sull’ambiente.
Come è evidente, anche norme che rischiano, ad un esame distratto, di sembrare minori, possono avere un impatto significativo sulle attività economiche e sull’ambiente, e questo ci rafforza nella convinzione di perseguire, insieme alla politica che riempie i dibattiti alti, e magari anche le polemiche dei talk show, anche una politica delle piccole cose, che promuova un continuo progresso nella vita delle persone.
In questo senso va anche la scelta di contenere i costi che determinano le tariffe elettriche: nel rapporto con Rete Ferroviaria Italiana, i trasporti che rientrano nel servizio universale, per i pendolari e per il settore del trasporto merci, dovranno essere salvaguardati da eventuali aumenti di costi. Un riconoscimento, dunque, del ruolo e del valore della mobilità su ferro e un’attenzione alla sostenibilità del sistema del trasporto pubblico.
Cito per ultimo, in senso cronologico, ma certo non per importanza, l’intervento legislativo, ampiamente dibattuto nelle Aule parlamentari e sui media, sul meccanismo di incentivi al settore delle energie rinnovabili. Non vi è dubbio che questo provvedimento vada a razionalizzare norme che, in tempi e modi diversi, hanno avuto un ruolo fondamentale per la promozione del fotovoltaico in Italia, così come in altri Paesi dell’Europa, dove si sta procedendo a modifiche analoghe.
La correzione introdotta dal Governo intende dunque riallineare il rapporto tra incentivo e rischio di investimento. Se anche occorressero ulteriori passaggi relativi a queste modifiche normative, per migliorarne l’efficacia e limitarne le inevitabili criticità, è utile rimarcare lo sforzo di riformare un settore che noi riteniamo fondamentale, offrendo ai produttori opzioni differenziate e un’ulteriore possibilità di sviluppo del mercato dei crediti energetici.
Il nostro obiettivo è, infatti, quello di avere una produzione di energia basata su sorgenti di approvvigionamento differenziate, e tra queste le fonti rinnovabili, la loro promozione e il loro sviluppo tecnologico rimangono prioritari. Dunque, signor Presidente, le parole chiave con cui definire in estrema sintesi questo decreto sono: «valorizzazione» per il settore agricolo, «incentivazione» per le imprese, «efficacia» per la normativa ambientale, «riequilibrio» per il comparto del fotovoltaico.
Sono quattro concetti di fondo che caratterizzano l’azione di Governo, sono tra le azioni prioritarie di cui il nostro Paese ha bisogno per ripartire e sono le azioni di cui abbiamo deciso di farci carico perché siamo convinti che affrontare le questioni nel merito possa talvolta risultare impopolare nell’immediato, ma doveroso per chi si propone di operare il cambiamento possibile.
L’Italia chiede al Partito Democratico di essere il motore di un cambiamento che faccia il nostro Paese più giusto, più attento ai bisogni di famiglie e aziende, in pratica di unire progresso economico e progresso civile. Lo sforzo di tutti deve andare in questa direzione e, per questo motivo, preannunzio il voto favorevole del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Congratulazioni).

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