Catalunya, lloc de pau

Ago 18, 17 Catalunya, lloc de pau

Ieri e stanotte una serie di attentati terroristici hanno insanguinato la Catalogna. Ancora una volta la tragedia colpisce cittadini inermi, tra questi anche italiani in vacanza con la famiglia. Le prime indagini sembrano indicare la presenza di una cellula terroristica che ha organizzato più azioni sul territorio spagnolo: a Barcellona e a Cambrils e sono collegate all’esplosione involontaria di un ordigno in costruzione avvenuta la sera prima ad Alcanar.

C’è un fronte militare che vede l’Isis sconfitto e spodestato in Siria ed in Iraq e c’è un fronte della sicurezza interna sul nostro territorio.

Proprio le notizie di queste ore sono utili a comprendere che il livello organizzativo degli attentatori sia ben più complesso del “lupo solitario”, e che la capacità dello Stato Islamico di continuare a portare avanti attentati terroristici in tutto il territorio europeo si fonda su reti di persone capaci di attivarsi in maniera decentrata. Da qui lo sforzo di intelligence che deve continuare e divenire ancor più sofisticato di quello che abbiamo adesso. Senza rinunciare ai valori fondanti delle nostre società, così come stiamo sconfiggendo lo Stato Islamico nelle sue roccaforti, dobbiamo sconfiggere l’estremismo islamista in casa nostra. Servono programmi di prevenzione efficace e finora in Italia i controlli mirati e le espulsioni hanno dimostrato di limitare i rischi nel nostro Paese.

Servono infine percorsi di tipo sociale capaci di far emergere i focolai di radicalizzazione in Europa e combatterli. Abbiamo imparato che molto spesso gli attentatori hanno lo stesso passaporto del Paese che intendono colpire, anche i fatti di ieri sembrano confermarlo. Nel nostro Paese per motivi storico economici il numero cittadini di seconda generazione è molto inferiore rispetto ad altri paesi europei, ma la questione è comunque di drammatica attualità: pensare di combattere la radicalizzazione senza dare risposte ai fenomeni di emarginazione presenti nelle nostre società dove si covano rancore e risentimenti è una sfida persa. Misure come quella che abbiamo recentemente approvato in Parlamento per prevenire i fenomeni di radicalizzazione vanno in questa direzione, forse non avranno frutti immediati, ma se ben applicate sapranno evitare la crescita di pericolosi focolai di odio.

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