Camera con Vista. Violenza sulle donne, Ilva ed infrastrutture

Giu 19, 13 Camera con Vista. Violenza sulle donne, Ilva ed infrastrutture

Camera con Vista – 19 giugno
Nelle ultime settimane i lavori delle Commissioni e l’attività del Governo hanno determinato l’accavallarsi di molte questioni. Tra queste mi piace ricordare la votazione unanime della mozione “volta al contrasto di ogni forma di violenza nei confronti delle donne”, che ha seguito di qualche giorno la ratifica della Convenzione di Istanbul.
Abbiamo votato il decreto che definisce la sospensione del pagamento dell’IMU e il rifinanziamento della CIG e dei contratti tempo determinato per la pubblica amministrazione (più l’abolizione degli stipendi dei parlamentari membri del governo). Sono provvedimenti tampone, ma segnano la volontà di perseguire politiche diverse da quelle che hanno caratterizzato il decennio appena passato e penalizzato ampi strati della popolazione.
Il Parlamento ha inoltre affrontato discussioni su argomenti particolarmente “decisivi” del dibattito politico: l’inquinamento prodotto dall’ILVA di Taranto e il conseguente commissariamento degli impianti, l’impatto della TAV sulla Val di Susa e i diversi posizionamenti rispetto alle opere della Torino-Lione, l’obbligo di controllare e garantire l’attuazione del diritto della donna alla scelta libera e consapevole, anche attraverso una diversa gestione e mobilità del personale (mozione su obiezione di coscienza e Legge 194).
In queste ore stiamo lavorando (a dire il vero con tempo estremamente ridotto) al cosiddetto “Decreto Piombino”, un provvedimento che affronta emergenze ambientali non rinviabili e che prevede atti e finanziamenti destinati all’area industriale del polo siderurgico toscano per finalità infrastrutturali, portuali e ambientali. Nel provvedimento sono state inserite anche misure finalizzate alla riqualificazione delle attività industriali e portuali e del recupero ambientali della Ferriera di Servola, a Trieste, insieme a misure di contrasto alle emergenze ambientali connesse al servizio di raccolta dei rifiuti nel territorio di Palermo e alla gestione degli impianti di collettamento e depurazione in Campania.
Sono inoltre previsti interventi volti all’adeguamento infrastrutturale della Galleria Pavoncelli, il tratto iniziale dell’acquedotto pugliese soggetto a importanti fenomeni di dissesto, e articoli in favore degli abitanti delle zone colpite dal sisma del maggio 2012 e alla ricostruzione nei territori abruzzesi colpiti dal sisma nell’aprile 2009. In aggiunta sono state inserite misure che riguardano la disciplina dei grandi eventi (Expo 2015.
Nel corso dell’esame al Senato sono stati introdotti articoli che riguardano un ampio spettro di settori normativi, tanto da farne una specie di “omnibus” (norme relative alla rimozione indifferenziata delle macerie dell’Aquila; compensazioni per i territori della Val di Susa). Volendo trascurare questo aspetto (peraltro affatto secondario, ma affronteremo il rapporto tra Camera e Senato in altro momento), la sfida è quella di coniugare ambiente, salute, lavoro, sviluppo. E’ possibile? Si lo è, o almeno, il principio che ha guidato e guida il Partito democratico.
L’ambiente è un elemento non replicabile, ma anche un fondamentale motore di sviluppo. Bisogna ripartire da una diffusa cultura ambientale per impostare il modello di crescita delle nostre città. Un modello che metta al centro il tema dello sviluppo industriale sostenibile, come abbiamo dimostrato di voler fare con il decreto che prevede il commissariamento temporaneo dell’Ilva, stabilendo il commissariamento di 36 mesi per l’azienda di Taranto, la nomina di un commissario da parte del presidente del Consiglio e di due subcommissari nominati dai ministeri dello Sviluppo e dell’Ambiente. L’obiettivo rimane quello di cercare di contemperare la necessità di tutela ambientale, nel segno delle prescrizione dettate dall’autorizzazione integrata ambientale, con i livelli occupazionali. Occorre riconvertire nel segno della sostenibilità le produzioni energetiche, le forme e la modalità della mobilità, dell’’agricoltura, fino alla siderurgia, la chimica e l’industria delle costruzioni. Un’economia sostenibile apre nuove frontiere di produzioni e consumi in grado di creare occasioni per le imprese e nuovi posti di lavoro per i cittadini. Mi piacerebbe che in questo Paese si cominciasse a pensare alle infrastrutture come strumenti utili a migliorare la tutela dei territori e la qualità della vita dei cittadini.
La sentenza della Corte d’appello di Torino contro i vertici dell’Eternit, arrivata alla vigilia della Giornata dell’ambiente, è stata un chiaro segnale verso la tutela del lavoro e della salute. Per la prima volta, anche in secondo grado, una condanna ha colpito non i responsabili tecnici dell’inquinamento, come finora accaduto, ma i vertici di un’azienda. Una piena applicazione del principio ‘chi inquina paga’ a conferma del fatto che l’attività industriale non può essere svincolata dalla sostenibilità sociale ed ambientale (entrambe comprendenti quella sanitaria). La vicenda Eternit, oltre che richiamare in causa principi base come l’etica d’impresa e la sua responsabilità sociale, pone una questione strategica fondamentale: le bonifiche come occasione di rilancio economico e di recupero ambientale. Una possibilità che non possiamo farci sfuggire perché sostenibilità e green economy sono le leve strategiche su cui costruire progetti industriali e di rilancio della nostra economia.

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