Camera con vista. Il “caso Ablyazov”.

Lug 18, 13 Camera con vista. Il “caso Ablyazov”.

Martedì la Camera ha approvato il ddl 416 ter sulle sanzioni contro il voto di scambio. E’ una legge avanzata, condivisa da tutte le forze politiche, frutto delle sollecitazioni venute da larga parte dell’opinione pubblica e partecipata con le associazioni di volontariato che combattono, in prima linea, la mafia come fa da tanti anni Libera. E’ un piccolo ma significativo passo avanti nella lotta contro la criminalità organizzata, volto a spezzare il tentativo delle mafie, purtroppo in alcuni caso riuscito, di insinuarsi nelle istituzioni. Si tratta di un segnale importante per continuare la lotta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutti gli uomini e le donne comuni e delle istituzioni che hanno pagato con la vita l’essersi opposti alla mafia.

Nelle ultime ore, poi, il dibattito si è concentrato sul “caso Ablyazov”. Una vicenda gravissima che ha visto l’espulsione della moglie del dissidente kazako, Shalabayeva Ablyazov, e di sua figlia di sei anni dal nostro Paese. Una decisione presa, a quanto riferito dal Ministro dell’Interno, all’insaputa del nostro Governo, il che rende tutta la storia ancora più grave.
Il ministro Angelino Alfano ha relazionato sulle vicende che hanno visto coinvolte la giovane donna e la bimba: un nutrito schieramento di forze di polizia italiana ha fatto irruzione nottetempo nella villetta di Casal Palocco e, senza complimenti, ha prelevato a notte fonda queste due “pericolose fuggitive” per rimpatriarle con volo privato per Astana, in Kazakhistan.
Le dichiarazioni di Alfano hanno riportato gli avvenimenti, concentrandosi sulla mancanza di informazioni “ascendenti” dai comandi di polizia verso i vertici del Viminale come causa primaria dell’incredibile vicenda.
Purtroppo queste spiegazioni sono oggettivamente parziali, non esaustive, e troppi aspetti rimangono avvolti nel dubbio Di sicuro sappiamo che l’Italia ha consegnato la signora Shalabayeva e sua figlia alle autorità di un Paese autoritario, mettendo a rischio la loro sorte, rendendole di fatto potenziale materiale di scambio nella vicenda che vede coinvolto l’ex Ministro dell’energia ora dissidente e rifugiato all’estero. Oltre al merito della questione, siamo di fronte a un danno d’immagine dell’Italia nel mondo: uno Stato nel quale i diritti umani non sono tutelati, con l’aggravante, per il Governo di non essere informato di alcuni passaggi fondamentali. L’augurio è che nelle prossime ore la vicenda possa chiarirsi, individuando chi sono i veri colpevoli degli errori commessi. Errori che ora non ci esimono dall’impegno di mantenere con le autorità kazake un costante “filo diretto” per conoscere il destino di Shalabayeva Ablyazov e della figlia.

La sensazione in aula è che la maldestra autodifesa del Ministro dell’Interno abbia causato una vera e propria svolta nei rapporti tra Pd e Pdl, e che probabilmente le valutazioni sulle prospettive di Governo e sul grado di accettazione dell’alleanza “anomala” abbiano subito una virata significativa. Le prossime settimane ci diranno il grado di questa virata. Tuttavia, le tensioni accumulate in questi mesi sono giunte al culmine con lo stop ai lavori parlamentari (seppur di qualche ora rispetto ai tre giorni richiesti dal capogruppo Brunetta) per protesta contro il calendario giudiziario che vede coinvolto Silvio Berlusconi e potrebbero esplodere a seguito degli sviluppi che il caso Ablyazov determinerà sulla composizione del Governo. Persino il moderato Tabacci ha usato parole molto dure verso il Ministero dell’Interno.
Per dirla esplicitamente, sarebbe stato opportuno che il ministro Alfano avesse offerto le proprie dimissioni rimettendosi a un giudizio dell’aula rispetto al merito degli atti compiuti
L’insoddisfazione del nostro elettorato rispetto alla formazione del Governo di larghe intese, e quella di molti deputati (me incluso) rispetto alla possibilità di operare riforme effettive che possano affrontare le necessità del Paese e, non soltanto tamponarne le emergenze, unite ai continui strappi operati da un Pdl in ebollizione, potrebbe trovare sfogo nella mozione di sfiducia al Ministro dell’Interno, prevista al Senato venerdì prossimo.

Per finire, la votazione sulla mozione che introduce la riforma del finanziamento pubblico ai partiti. Si, a una progressiva abolizione sostituita da versamenti volontari da portare in detrazione al reddito; no, alla proposta, purtroppo soltanto demagogica del M5S di sospendere (e rinviare a data successiva) la rata di luglio dei rimborsi elettorali.
Ancora una volta un’occasione persa per unire e provare a riformare seriamente e radicalmente un sistema che rimane ancora troppo legato a una politica che non fa i conti con la realtà circostante.

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