Camera con Vista. Dall’Ilva al diritto all’acqua potabile: nuove norme per uno sviluppo sostenibile

Lug 09, 13 Camera con Vista. Dall’Ilva al diritto all’acqua potabile: nuove norme per uno sviluppo sostenibile

Arriva in aula alla Camera per il voto e la conversione in legge il decreto 61 dal titolo «Nuove disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro nell’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale». É, in sostanza, il decreto con il quale a giugno il Consiglio dei ministri ha disposto il commissariamento dell’Ilva a fronte della situazione di stallo che si era determinata con il sequestro preventivo per 8 miliardi e 100 milioni di euro disposto dal gip di Taranto nei confronti dei beni e dei conti della capogruppo Riva Fire, che controlla l’Ilva.
L’esame del decreto è cominciato nelle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, in seduta congiunta, lo scorso 11 giugno e si è concluso il 4 luglio. Si tratta di un provvedimento molto delicato che punta ad affrontare la crisi dell’Ilva di Taranto, ma anche e soprattutto di un sistema di norme fondamentali per il futuro del nostro Paese. Per la prima volta siamo arrivati a commissariare un’azienda per motivi ambientali, ma soprattutto la politica, la buona politica è scesa in campo per affermare tre diritti fondamentali: lavoro salute e salvaguardia dell’ambiente. Tre diritti su cui non si può giocare una partita al ribasso, perché salute e lavoro possono e devono stare insieme. Si tratta della possibilità che abbiamo di mettere le basi per lo sviluppo di un tessuto produttivo, fondamentale per la nostra crescita, ma soprattutto nuovo e libero dall’inquinamento.
A margine di questo decreto è emersa con chiarezza anche la necessità di poter derogare ai vincoli imposti dal patto di stabilità alle amministrazioni locali laddove si debba intervenire con bonifiche ambientali e siano già reperiti i fondi per le opere. La possibilità di derogare al patto di stabilità è un argomento che dovrà essere discusso approfonditamente, perché investimenti in materia di tutela del territorio e innovazione tecnologica hanno più volte dimostrato di poter costituire fonti di risparmio a medio termine per i bilanci dello Stato.
Approda oggi in Commissione Ambiente e Infrastrutture anche il ben noto “Decreto del Fare”, accompagnato da una lunghissima lista di emendamenti. Tra questi quelli relativi alla tutela delle falde acquifere. Ha destato preoccupazione nell’opinione pubblica la possibilità che si possa intervenire in bonifica di siti inquinati con interventi privati che non rimuovono le cause dell’inquinamento ma ne attenuino soltanto la portata. Ovvero che la tutela delle falde acquifere possa essere subordinata a logiche economiche. Ritengo che l’interpretazione del testo sia un po’ diversa, ossia lavorare per modificare il testo del decreto ed evitare interpretazioni non compatibili con la volontà di promuovere uno sfruttamento sostenibile della risorsa idrica.
Sempre rimanendo sul tema ambientale, in commissione sarò relatore di un disegno di legge recante l’autorizzazione alla ratifica del Protocollo d’intesa tra l’UNESCO e il Governo italiano relativo al funzionamento del Segretariato del Programma mondiale di valutazione delle acque denominato WWAP (World Water Assessment Programme) sottoscritto a Parigi il 12 settembre 2012. Il WWAP è un programma delle Nazioni Unite istituito nel 2000, allo scopo di sviluppare politiche e pratiche di gestione tali da migliorare la qualità delle risorse di acqua dolce, individuando allo stesso tempo soluzioni per superare le situazioni di crisi idrica nei diversi Paesi. Dal 2007 il Segretariato del WWAP, inizialmente ospitato a Parigi si è trasferito a Perugia. Si tratta di una presenza importante nel nostro Paese che aumenta il ruolo e la visibilità dell’Italia nell’ambito delle istituzioni delle Nazioni Unite; essa garantisce e potenzia la fondamentale attività di networking tra le istituzioni, per raggiungere tutti insieme l’obiettivo del Millennio, che consiste nella riduzione, entro il 2015, della quota di popolazione che non ha a disposizione acqua potabile sicura, e nel perseguire l’arresto dello sfruttamento non sostenibile delle risorse idriche.
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