Camera con vista. Dall’Assemblea di R.E.T.E. Imprese Italia

Mag 09, 13 Camera con vista. Dall’Assemblea di R.E.T.E. Imprese Italia

Dall’Assemblea di R.E.T.E. Imprese Italia all’Auditorium Parco della Musica di Roma, giunge nuovamente la richiesta di sostegno al sistema produttivo. In Italia il lavoro e la crescita
sono inseparabilmente legati al destino delle piccole e medie imprese. Il confronto e il dialogo con il tessuto economico del Paese dovrà essere uno dei compiti primari del nuovo esecutivo e di questa Legislatura. Il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha salutato i lavori dell’assemblea con queste parole: “Di una cosa non sono certo: della durata del Governo; ma di un’altra sono invece sicuro: ce la metteremo tutta”.
Oggi, giovedì 9 maggio si riunisce per la prima volta il Consiglio dei Ministri. E’ il giorno in cui ricorre la tragica morte di Aldo Moro, il cui ricordo segna in maniera indelebile un periodo della storia italiana. Giorni che hanno cambiato la storia politica del nostro Paese. L’angoscia di quei momenti è ancora viva anche nelle menti di chi come me era solo un bambino. Dunque, ognuno è chiamato a fare la sua parte. Da oggi comincia il lavoro, l’attività parlamentare che, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica in un passaggio del suo discorso inaugurale, deve provare a dare risposte urgenti ai problemi che affliggono il Paese. Non è un compito semplice, ma è l’unico che giustifica la formazione di un governo “di servizio”.
La Legislatura ha iniziato questa settimana la sua piena attività, in quanto sono state finalmente definite le commissioni parlamentari. Nonostante gli strascichi, abbiamo lasciato alle spalle un periodo di stallo. Un periodo che dentro e fuori dal Parlamento è sembrato lunghissimo, e nel quale sembrava difficile per noi parlamentari comprendere quale fosse la natura del nostro mandato.
Dovremmo dirci soddisfatti? Nel complesso probabilmente no, perché i principi che avevano permesso la nascita stessa del governo sono stati in larga parte disattesi dal prevalere di interessi particolari. Non è una semplice questione di rappresentanza politica nelle singole commissioni: ogni singola forza politica ha infatti diritto di rivendicare le proprie prerogative e la propria visibilità attraverso l’elezione nei ruoli di presidenza e/o vice presidenza, dei propri parlamentari. E’ piuttosto una questione di merito: molte le persone di qualità che sono andate a ricoprire incarichi, anche se in virtù degli accordi a incastro che hanno riguardato la dialettica tra le forze che sostengono questo governo, ma abbiamo dovuto sacrificarne molte altre che avrebbero dato ottimo impulso all’attività legislativa. I partiti politici sono stati attraversati al proprio interno da queste dinamiche e per quanto riguarda il mio partito, mi sembra di poter dire che si è finiti per indebolire il progetto complessivo che ci eravamo dati. Insomma le indicazioni fatte nella composizione delle commissioni sono apparse una specie di “provaccia” del congresso, e sono probabilmente queste scelte, fatte nelle settimane successive al voto, che dovranno essere prese in considerazione per costruire il Partito democratico. Dovremo dunque domandarci se questo governo assomigli a un progetto politico da perseguire oppure è una parentesi necessaria/inevitabile.
La mia valutazione premia la seconda ipotesi; dunque le scelte di questa Legislatura, ma anche le persone ed i ruoli ricoperti, dovranno essere oggetto di valutazione dentro un congresso vero che non dovrà essere semplicemente una discussione sui modelli di partito, quanto un confronto su come si intende fare politica. In questi giorni Massimo Gramellini, a proposito dell’uscita di Umberto Ambrosoli durante la commemorazione di Andreotti, ha scritto una nota che si adatta alla perfezione a descrivere i passaggi politici che abbiamo attraversato nelle ultime settimane, dalle elezioni quasi vinte ad oggi: “C’è un’Italia cinica e accomodante – più che immorale, amorale – che non vuole cambiare il mondo ma usarlo. E un’altra Italia giusta e severa – più che moralista, morale – che cerca di non lasciarsi cambiare e usare dal mondo. Due Italie destinate a non comprendersi mai”.
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