Cambiare sé stessi

Mar 06, 18 Cambiare sé stessi

I risultati sono ormai consolidati e chiari. La sconfitta del mio partito è netta e più cause vi hanno concorso. Su queste rifletteremo con chi avrà voglia e capacità di farlo; in particolare con chi è convinto che la politica sia un servizio per provare a migliorare la vita dei cittadini.
Dove risultati importanti sono stati ottenuti, il vento antisistema soffia forte ma non sradica la pianta democratica. Luoghi come Siena, o come Piombino, per citarne due molto diversi, che hanno ricevuto risposte importanti dal Governo, mostrano sia PD che M5S arretrare significativamente e cedere voti alla Lega. È evidente che le convinzioni politiche si formano su terreni diversi da quelli in cui l’intervento dello Stato incontra le emergenze sociali ed economiche. Così come i voti alla Lega lievitano nei piccoli comuni di provincia, laddove un migrante è stato visto o aiutato con minori difficoltà rispetto ai centri urbani.
Di fronte a questa ondata di protesta, occorre capire come i principi di una politica di sinistra incontrino le aspirazioni dei cittadini in una società diversa da quella per la quale erano stati immaginati.
Come PD occorre ripensarsi, definire obiettivi concreti, comprendendo il malessere che attraversa la società. Politica e propaganda stanno su piani diversi, e dunque adesso serve più politica e meno propaganda. Se faremo un congresso, sarà utile provare a confrontarsi su argomenti veri, con la voglia di capire gli uni le ragioni degli altri. Un partito governativo “a prescindere”, come è stato disegnato il PD dal 2011 in poi, adesso dovrà stare all’opposizione: nel fare questo, ripensare il proprio rapporto con i corpi intermedi e tornare a dialogare costruttivamente con i diversi livelli sociali. Perché, davvero:

“Il compito più difficile nella vita è quello di cambiare sé stessi”

(N. Mandela)

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