Affrontare nuove e vecchie disuguaglianze

Ago 18, 16 Affrontare nuove e vecchie disuguaglianze

Serate interessanti nelle Feste dell’Unità: i temi caldi sono ovviamente le riforme costituzionali e la situazione del lavoro. Ne abbiamo discusso anche ieri sera alla Festa di Serre di Rapolano. La connessione tra le inefficienze dello stato e le difficoltà dell’economia a riprendersi sono chiare. Queste hanno consolidato nuove e vecchie disuguaglianze. Le anticipazioni del rapporto Svimez 2016, ad esempio, mostrano qualche spiraglio di ripresa. Nel nostro Mezzogiorno, il Pil è cresciuto dell’1%, contro il modesto 0,7% del Centro Nord; nel 2015 ci sono stati 94 mila occupati in più e sono tornati a crescere i consumi (+0,3%) e gli investimenti (+0,8%). Tuttavia questa parte del Paese, che negli ultimi vent’anni ha avuto una crescita complessiva del Pil di appena l’1,3%, dall’inizio della crisi ha perso quasi mezzo milione di occupati e mostra ancora chiare difficoltà. Dobbiamo recuperare una divergenza crescente che ha creato due economie distinte nel nostro Paese: nel Sud dal 2008 al 2013 la recessione ha viaggiato a velocità doppia rispetto al Nord ed è al Sud che si concentra circa il 70% della disoccupazione.
Servono politiche per ridare speranze una generazione che è destinata ad essere più povera di quella precedente. Un problema che riguarda molte economie avanzate, ma che in Italia assume tratti drammatici. Sono i giovani ed i lavoratori meno istruiti ad avere avuto la maggior riduzione della capacità di acquisto negli ultimi quindici anni, ma in Italia la diminuzione del reddito da lavoro ha riguardato tutti, anche i segmenti di reddito più elevati.
Le politiche fiscali ed i trasferimenti possono svolgere un ruolo decisivo nel limitare o invertire il declino dei redditi, ma in assenza di crescita e con un elevato livello di debito pubblico tutto diviene molto più complicato. Ed in Italia le scelte fatte negli ultimi anni 20 anni non sono riuscite riequilibrare la ricchezza disponibile, anzi esse hanno aumentato le imposte e ridotti alcuni trasferimenti, aggravando la caduta del reddito disponibile per tutte le fasce della popolazione.
Con il governo Renzi sono state attivate alcune misure utili a ridurre la pressione fiscale per i redditi medio bassi, resta però la questione di un livello altissimo di povertà assoluta, che coinvolge 4 milioni 600 mila persone che da questi strumenti sono rimaste di fatto escluse. Alcune misure come il “reddito di inclusione” cercheranno di dare, presto, una prima risposta a quasi l’8% della popolazione in situazione di povertà che non ricevere alcun sostegno economico dallo Stato. Si tratta di una prima vera misura di aiuto alle famiglie incapienti, una strada da continuare a percorrere anche attraverso un riordino di tutti gli interventi di welfare che non sempre riescono a raggiungere l’obiettivo prefissato.

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