Il nostro obbligo di fronte alla tragedia

Apr 21, 15 Il nostro obbligo di fronte alla tragedia

Ho preferito non aggiungere le mie parole alle tante che ho letto in questi giorni sul dramma dei migranti nel Mediterraneo. Non abbiamo i dati definitivi delle vittime, e probabilmente non li avremo mai, resta il fatto che questa è la più grande tragedia che si sia consumata nei nostri mari.
La sola cosa che mi viene in mente in queste ore, in cui ci raggiungono notizie di nuovi naufragi, è che abbiamo l’obbligo di salvare le vite umane.
Finché resteranno disuguaglianze abissali tra le condizioni di vita nelle due sponde nel Mediterraneo resterà la spinta verso la speranza di un futuro migliore e continueranno i viaggi delle carrette del mare.
L’instabilità politica di molti paesi che si affacciano sul Mediterraneo non fa che aumentare la pressione sul nostro paese, sia per l’enorme numero di profughi che le guerre civili stanno generando, sia per l’incapacità dei governi, ufficiali o autoproclamati, di controllare il proprio territorio. Non saranno dunque centri di smistamento/detenzione al di là del mare a fermare un esodo che con flussi variabili non si è mai arrestato.
Ci sono diversi strumenti che possono funzionare per diminuire il traffico di persone; alcuni di questi sono stati messi a punto nel vertice congiunto di ministri degli Esteri e dell’Interno dell’Unione europea a Lussemburgo. Ma al netto di queste decisioni, di fronte all’emergenza la prima risposta deve essere il soccorso. L’inadeguatezza dei mezzi a disposizione è infatti evidente, soprattutto se confrontata con quanto fatto durante il periodo di attività dell’operazione “Mare nostrum”. Nell’informativa che è stata fatta alla Camera dei Deputati lo scorso 16 ottobre il ministro Alfano aveva parlato di oltre 100 mila migranti recuperati dalle navi della Marina Militare.
“Mare Nostrum” e “Frontex Plus” sono stati sostituite dall’operazione europea “Triton”, partita il 1 novembre 2014. All’operazione partecipano 29 paesi, ma, è bene ricordarlo, prevede il pattugliamento delle acque internazionali solamente fino a 30 miglia dalle nostre coste ed non ha come scopo principale il soccorso ma il controllo delle frontiere.
Di fronte alle migliaia di morti il controllo da solo non basta. L’Italia da tempo è delegata dall’Europa ad affrontare una tragedia umanitaria di proporzioni globali. Lo sta facendo con i propri limiti e la generosità delle sue istituzioni, laiche e religiose; con la sua crisi, le sue paure; con il sacrificio di migliaia di cittadini. Le paure dei nostri concittadini sono legittime, inevitabili, e ognuno di noi, in particolare chi svolge un ruolo politico, è chiamato ad assicurare allo Stato, ai Prefetti, agli amministratori locali, il massimo sostegno. Adesso il Governo Europeo deve contribuire ai soccorsi e definire rapidamente politiche chiare per l’integrazione, il contrasto al traffico di esseri umani, lo sfruttamento di chi ha più bisogno.
Dobbiamo essere intransigenti verso chi infrange la legge, indipendentemente dalla nazionalità. E’ compito nostro adesso preparare un futuro di convivenza per le generazioni future

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *